Dalla Sardegna a Cittadellarte per la mappatura demopratica
Una delegazione di studenti e ricercatori sardi, insieme all'ambasciatrice Rebirth Maria Gabriella Lay, ha partecipato a un workshop di mappatura demopratica a Cittadellarte. Tra urbanistica e scrittura del territorio, il gruppo ha lavorato a una mappatura biellese e si è approcciato alla pratica artistica di Cittadellarte e del Terzo Paradiso.

Un viaggio alla Fondazione Pistoletto alla scoperta della demopraxia: da domenica 13 maggio fino a mercoledì 16 si è svolto il workshop di mappatura demopratico che ha visto la partecipazione di una delegazione di Alghero, composta da volontari, ricercatori e studenti di Giurisprudenza del Deca Master, del DADU – Dipartimento Architettura, Design e Urbanistica e dell’Accademia delle Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari. L’appuntamento di quattro giorni si è tenuto grazie alla collaborazione tra Cittadellarte e la referente dell’iniziativa Maria Gabriella Lay, Rappresentante dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) delle Nazioni Unite e ambasciatrice Rebirth/Terzo Paradiso, che ha preso parte alle attività e portato il proprio contributo.


(Maria Gabriella Lay)

L’inizio, le visite e la fotografia interiorista
Domenica pomeriggio e lunedì mattina la delegazione ha avuto un primo approccio con la Fondazione visitandone gli spazi. Dopo un percorso artistico tra le opere di Pistoletto e le aree adibite ad ospitare le attività dei nuclei operativi di Cittadellarte, il gruppo è entrato nel vivo del programma con la prima attività, la “Fotografia interiorista”. Si tratta di una pratica mentale organizzata più volte da Cittadellarte (ad esempio all’Oasi Zegna, come indicato in un nostro precedente articolo) che permette di “trasformarsi” in fotografi sperimentando ed indagando su su stessi, elaborando immagini che siano frutto di inclinazioni ed esperienze. Il metodo consiste nell’applicazione di uno schema analitico-descrittivo in cui il “fotografo” esprime la propria sensibilità e la propria capacità di auto-indagine psicologica, sentendo se stesso nel tempo e nello spazio. I partecipanti, così, hanno realizzato una serie di scatti senza concentrarsi sulla tecnica, bensì su istantanee basate sulla relazione tra il proprio io e lo spazio circostante. La compagine sarda ha quindi messo in luce micro e macro spazi e momenti di Cittadellarte, dando ognuno la propria impronta alle fotografie.

I forum Rebirth e la demopraxia
Dopo la pratica della fotografia interiorista, che ha permesso ai partecipanti di immergersi fisicamente e mentalmente negli spazi di Cittadellarte, Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte, lunedì pomeriggio ha illustrato alla delegazione le peculiarità del Terzo Paradiso, della demopraxia e del progetto di Geografie della Trasformazione. Il direttore ha spiegato come l’attività del mattino sia stata un inizio per esprimere il rapporto tra sé e il contesto, una sorta di preludio per il successivo esercizio di mappatura. Il direttore di Cittadellarte si è poi focalizzato sulla demopraxia e sulla mappatura demopratica, spiegandone il funzionamento e raccontandone la nascita.

Contestualmente, Naldini ha presentato i due principali riferimenti con cui la mappatura demopratica si confronta: i 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e Geographies of Change, due elementi chiave attorno al quale ruoteranno le oper-azioni della mappatura che s’intende attivare.
Il gruppo ha così affrontato i passaggi necessari per la preparazione del forum. Il primo step? Formare una squadra di mappatori che si occupi di individuare soggetti e organizzazioni a impatto sociale responsabile, dal terzo settore alle imprese fino alle università.

Gli incontri
Martedì i partecipanti hanno preso parte a una serie incontri, a partire dal mattino: uno con Michele Cerruti But (Ufficio Educazione di Cittadellarte), che ha spiegato gli elementi di base dell’urbanistica e della mappatura, fino alla urban research di Cittadellarte focalizzandosi sulla Biennale di Arte Urbana a Bordeaux; l’altro con Juan Sandoval (Responsabile Ufficio Arte), che ha presentato e fatto “giocare” i presenti a (d)estructura, un’attività/progetto a metà strada tra arte, gioco e ricerca sociale, che rientra nell’ambito della cartografia sociale e incentiva forme di socialità orizzontale in una microdimensione (per tutte le info visionare il nostro precedente articolo). Juan Sandoval, inoltre, è stato relatore dell’incontro titolato “Arte e la Scrittura del Territorio: dalla mappatura al racconto visivo – esperienze e case studies”.


(La sessione di gioco a (d)estructura)

Alla sera, è stata la volta di un ospite di spicco: sotto i riflettori il docente dell’Università degli studi di Torino (Dipartimento di Culture, Politica e Società) Egidio Dansero, che ha messo in luce un’indagine concettuale sul territorio approfondendo i modi differenti di pensarlo nella costruzioni delle politiche e, partendo dal rapporto tra gruppo umano e ambiente (spazio/natura), ha dato varie definizioni di territorio indagando anche sulla territorialità.


(Due immagini della conferenza di Egidio Dansero)

La mappatura e la restituzione
Mercoledì, giorno conclusivo dell’esperienza a Cittadellarte, i quattro gruppi hanno presentato il lavoro di mappatura. Tutti i volontari, ricercatori e studenti, infatti, divisi in quattro gruppi, si sono resi protagonisti dell’attività esplorando i quartiere Riva e la frazione Chiavazza a Biella.

Il primo gruppo si è occupato di mappare il quartiere di Riva. I neo-mappatori hanno indagato sulla relazione tra il quartiere e il centro di Biella, una ricerca condotta senza l’ausilio di mappe cartacee o digitali, con il solo supporto dei passanti che li hanno indirizzati sui percorsi da seguire per giungere alla destinazione prefissata.
Il gruppo, nel cartellone (foto sotto) ha riportato una raccolta di scatti che fanno riferimento al percorso intrapreso, documentando, tramite le immagini, tutti i “passi” compiuti.
“Per noi – hanno spiegato i protagonisti del gruppo – il territorio è fatto di strati, ovvero passato, presente e futuro. A nostro avviso, mappare il presente significa interrogarci sul futuro”.

Anche il secondo gruppo ha concentrato l’operato sul quartiere di Riva, ma con un’impronta diversa. Si è rivelata, infatti, un’indagine green, con una mappatura del verde della città, individuando e distinguendo gli alberi delle vie locali. Quello disegnato nella cartina è il percorso che hanno seguito, una rappresentazione ideata per offrire un forte impatto visivo (verde scuro significa zona con più alberi, verde chiaro con un numero ridotto).
“Abbiamo realizzato la mappa – hanno affermato – che fosse di facile lettura e che ricordasse la venatura di una foglia. Insieme, abbiamo anche montato un video mostrando 12 tipi di foglie di tutte le diverse piante delle zone visitate, fino creare una particolare trasposizione sovrapponendole in un’unica immagine. Così è ‘nata’ la nostra foglia, frutto dell’unione di tutte”. Si evince, nel lavoro di entrambi i gruppi, una coerenza tra forma e contenuti.

Il terzo gruppo, che ha operato nella frazione di Chiavazza, ha evitato l’approccio cartografico diretto. Il team, infatti, ha camminato senza alcuna logica se non focalizzandosi sulle attrazioni e le strutture locali e socializzando con chi incrociava. In un video, hanno messo in luce tutte le immagini che hanno caratterizzato il loro percorso.
“Ci siamo messi a sbirciare ovunque – hanno spiegato – per trovare anche dei luoghi dove riconoscerci. Abbiamo anche dialogato con le persone e percepito la natura dei luoghi visitati”. Nella loro mappatura è presente una rappresentazione di un Terzo Paradiso. Il motivo? “Crediamo – hanno risposto – che il segno-simbolo di Michelangelo Pistoletto sia perfetto legare le nostre esperienze di questi giorni”.

Anche il quarto gruppo si è concentrato su Chiavazza: “Abbiamo messo in luce – hanno illustrato – elementi che potessero essere rilevanti per offrire l’immagine della zona”. Una mappatura che ha messo in mostra un’impronta esperienziale, non scientifica, dove le barriere e i cancelli hanno avuto un grande rilievo. “Camminando – hanno continuato – il nostro passaggio è stato più volte ‘bloccato’ da cancelli e barriere, che impediscono al pedone ingressi e sguardi. Abbiamo notato, inoltre, che i muri non sono imbrattati e gli unici gesti artistici o espressivi si trovavano in superfici lavabili e residuali”. Nella mappatura, infine, hanno riportato fotografie delle barriere fisiche e delle scritte trovate lungo il percorso.