“Del vello di pecora e altri ruminanti”, la performance per scoprire il mondo della lana
Sabato 14 ottobre a Biella la lana si fa arte grazie alle performance dell'artista pugliese Nico Angiuli. L'obiettivo? "Restituire la complessità che si nasconde dietro qualsiasi capo che è fatto di lavoro, economia e paesaggio". L'appuntamento è per le 11 a Cittadellarte.

Un vestito di lana potrebbe sembrare un semplice insieme di fibre indossate da una persona, ma non è così. Dietro a un abito si cela un mondo, come un libro che, capitolo dopo capitolo, racconta una storia complessa e a più mani. Svelare il dietro le quinte di un capo di lana è uno degli obbiettivi della performance di Nico Angiuli, in programma sabato 14 ottobre a Cittadellarte nel contesto della mostra evento “Le stanze della moda sostenibile” (come scritto in un nostro precedente articolo).

Nico Angiuli, nato in Puglia nel 1981, ha avuto una formazione artistica tra Roma, Bari e l’università IUAV di Venezia nella branca delle arti visive di architettura. Ha avuto esperienze di studio con artisti come Cesare Pietroiusti e ha collaborato e sviluppato progetti con il collettivo Stalker e con istituzioni o realtà indipendenti. Da circa 10 anni ha focalizzato la sua ricerca su temi incentrati sul mondo del lavoro e le sue implicazioni culturali, interculturali, etiche e sociali. Da circa otto anni, inoltre, ha prodotto un video-archivio di “gesti agricoli”, dal nome “La danza degli attrezzi“. Recentemente questo lavoro è stato “tradotto” in forma di performance – con il lavoro della curatrice Martina Angelotti – in uno spettacolo in tre atti, andato in scena a Milano negli spazi della Fabbrica del Vapore con l’associazione Careof. A partire da questo specifico progetto è arrivato l’input a riflettere sulla mondo della lana nell’ambito della “Turin Fashion Design week” che vedrà la sua seconda tappa proprio a Cittadellarte.

La performance dell’artista sarà caratterizzata da diverse figure che si susseguiranno: gente al lavoro, corpi in movimento, voci umane, sonorità macchinine e gesti arcaici. L’idea di Angiuli è scomporre il processo di lavorazione della lana mostrando così – in una sorta di filiera lirico-poverista – i diversi mondi (geografici e storici) legati a questa fibra animale. L’esibizione intende quindi restituire non solo il processo di produzione e trasformazione, che parte dalla pelle dell’animale e termina su quella dell’uomo, ma anche mostrare tensioni e memorie contemporanee che la lana contiene.

Il teatro della performance non è casuale; la Fondazione Pistoletto è un ex lanificio e si trova a Biella, un territorio con un trascorso legato fortemente all’ambito tessile. “Metterò in luce – esordisce l’artista – il mondo della lana intendendolo come una coltivazione. Scomporrò, infatti, le fasi di lavorazione, produzione e trasformazione, processo comune anche al tabacco, alla vite o al cotone. Per dar vita alla performance ho scoperto questa zona biellese incontrando vecchi lanaioli e visitando la Fondazione Zegna. Per l’esibizione ho invitato compagnie teatrali locali e che avranno il compito di restituire la complessità e la stratificazione della storia di questa fibra. Quello che andremo a restituire è un tableau vivant (quadro vivente) che attraversa la storia e l’economia della fibra in questione partendo dalla tosatura fino alla vendita. Si sintetizzeranno quindi i vari concetti chiave che portano la lana ‘addosso’ alla gente fino a farla diventare abito”.


(La realizzazione del bozzetto della performance)

Qual è il significato della performance? “Restituire la complessità – esplica Angiuli – che si nasconde dietro qualsiasi capo che è fatto di lavoro, economia e paesaggio. Con quest’ultimo termine intendo un insieme di ‘attori’, quali le pecore nel gregge e il territorio, un intero contesto che quindi è il primo produttore di moda. Sveliamo così il dietro le quinte della complessità del mondo della fibra in questione. Dall’evidenza di questo processo invitiamo alla sensibilizzazione di una moda etica partendo dal paesaggio: se questo primo passaggio del percorso di lavorazione è sostenibile, anche l’iter lavorativo lo sarà. Attualmente il tema della moda sostenibile resta di nicchia, un’emancipazione di pensiero, ma ragionare su quanto sia legato al tema delle problematiche ambientali permette di coglierne l’importanza”.

La performance inizierà alle 11 con un attore che interpreta un tosatore che, con la cesoia in mano, mimerà il taglio del vello su una pecora immaginaria. Da qui lo show artistico prenderà vita: uno dopo l’altro i performer entreranno in scena; i singoli avranno una specifica funzione, ma tutti insieme offriranno un’immagine collettiva che, nei suoi singolo aspetti, ricalca il processo produttivo. L’esibizione non è ancora definita nei dettagli, nei prossimi giorni gli attori s’incontreranno e si confronteranno con Angiuli per limare gli ultimi aspetti. “La lana – conclude l’artista – è una ‘presenza’ antichissima nella vita dell’uomo, uno strumento a disposizione già nell’antichità. Nel tempo ha assunto diverse forme nel mondo, è quindi una fibra universale che accomuna i continenti. La moda spesso dà importanza all’abito e alla sua vendita, ma con la performance offriremo un’idea più ampia di rapporto tra moda, fibre, produzione e paesaggio”.

Photo credits: Eleonora Angius