Sostenibilità in pellicola: le nuove frontiere del cinema green
Fin dai suoi albori il cinema si è dimostrato uno dei linguaggi più efficaci per la divulgazione di tematiche ambientali. La sua capacità di intrattenere e incantare il pubblico, facendogli scoprire differenti luoghi e situazioni, aiuta l’avvicinamento empatico e lo sviluppo di consapevolezza nei confronti delle criticità ecologiche.

Il cineasta francese Bertrand Travernier ha affermato che il cortometraggio “Puits de Pétrole à Bakou Vue de Près”, film muto prodotto dai fratelli Lumière nel 1899, rappresenta il primo film ecologista della storia: in un minuto di pellicola vengono mostrati due pozzi di petrolio che vanno a fuoco a Baku, la capitale dell’Azerbaigian. Per il pubblico di allora, che da poco aveva cominciato a conoscere il cinema, immagini del genere devono essere risultate alquanto insolite e choccanti. Col passare degli anni, però, le tematiche ambientaliste sono state sempre più comunemente affrontate dalla settima arte, sia in documentari che in film di fiction, e molti attori e registi hanno sposato apertamente la causa ambientalista, diventando testimonial di portata mondiale di temi come il riscaldamento globale, la deforestazione e l’inquinamento. Il cinema, infatti, in quanto forma d’arte, ha sempre sentito la necessità di raccontare le criticità che affliggono il nostro pianeta.

Uno dei film-documentari che ha avuto maggior impatto è stato “An Inconvenient Truth”, film del 2006 diretto da Davis Guggenheim e avente come protagonista l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, il quale racconta quanto la minaccia dei cambiamenti climatici sia imminente e dannosa per l’uomo e per l’intero ecosistema. Anche il sequel di questo documentario, “An Inconvenient Sequel: truth to power”, è un prodotto cinematografico importante, in quanto riflette su come sia cambiata (o forse peggiorata) la situazione a distanza di dieci anni.

Anche “Before the flood”, documentario prodotto e interpretato da Leonardo DiCaprio nel 2016, si concentra sugli effetti dell’innalzamento delle temperature globali e lo fa attraverso alcuni intensi dialoghi affrontati tra l’attore e le più importanti personalità del pianeta.
Nello stesso anno di uscita del documentario, Leonardo DiCaprio viene premiato agli Oscar per l’interpretazione di Hugh Glass nel film “The Revenant”, pellicola tratta da una storia vera che racconta le vicende di un cacciatore di pelli e della sua lotta per la sopravvivenza in una natura impervia e incontaminata. Durante la premiazione, la star, da tempo impegnata su temi ambientalisti, ha tenuto un breve discorso sul riscaldamento globale e ha infine dedicato il premio alle popolazioni indigene che lottano ancora oggi per salvaguardare le proprie terre. Ma questa è stata solo una delle numerose imprese dell’attore: la Leonardo DiCaprio Foundation, infatti, promuove decine di attività dedicate alla difesa dell’ambiente. Nel 2013, per esempio, la Fondazione ha raccolto 38 milioni di dollari destinati a progetti di conservazione ambientale attraverso un un’asta di Christie’s che ha venduto preziosissime opere d’arte donate da Banksy, Andreas Gursky, Bharti Kher, Julian Schnabel, Richard Prince e Mark Ryden. Parte di quel ricavato è stato immediatamente donato al WWF.

Ma sono tante le celebrities che si occupano di tematiche sociali e ambientali: Matt Damon ha fondato con l’ingegnere ambientale Gary White la Water.org, un fondo nato per consentire a sempre più persone nel mondo di accedere all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.
Anche Robert Redford dopo tanti anni di attività continua a portare avanti numerose battaglie per la tutela della natura. Con il suo Sundance Institute, inoltre, ogni anno supporta giovani progetti cinematografici che portano sul grande schermo storie di denuncia incentrate sui diritti umani e sulla difesa dell’ambiente.In Italia, tra i principali registi che riflettono sulla costruzione di una coscienza ambientalista, figura Ermanno Olmi, poliedrico cineasta lombardo ormai ottantaseienne. Nel 2014 Olmi ha realizzato “Torneranno i prati”, un preziosissimo film a basso impatto ambientale girato rispettando le linee guida del protocollo Edison Green Movie, il primo protocollo europeo per un cinema sostenibile. Tra le iniziative prese per ridurre l’impatto ambientale c’è un minore uso di pellicola, il taglio del 60 per cento delle emissioni di CO2 e il divieto di usare bottiglie di plastica sul set.

Anche diversi studios internazionali (come Vancouver, Los Angeles e Londra) hanno adottato pratiche di produzione sostenibili che tengono in considerazione le problematiche sociali e ambientali che le grandi produzioni possono causare. La prima ad essersi mossa in tale direzione è stata la Columbia Britannica, che nel 2006 ha visto nascere Reel Green, un’agenzia indipendente che fornisce strumenti e informazioni a chi intende fare cinema in modo ecologico e responsabile.