Nel 2019 spese militari globali a livelli record: superato anche il periodo di fine guerra fredda
Lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha pubblicato uno studio che evidenzia come l'industria bellica, lo scorso anno, sia stata particolarmente attiva in tutto il mondo. Gli Stati Uniti sono i primi a guidare il processo del riarmo, ma anche l'Italia, seppur in percentuali minori, segue questa tendenza.

Quasi 2000 miliardi di dollari, per la precisione 1917 miliardi che equivalgono a 1782 miliardi di euro: questo è l’ammontare delle spese belliche globali per il 2019. Non solo: ogni minuto si spendono nel mondo circa 4 milioni di dollari a scopo militare. Numeri impressionanti, persino difficile da immaginare. Colpisce, in particolare, che queste spese siano le più alte dal 1988 (al netto dell’inflazione), superando così anche quelle di fine guerra fredda. Ma per avere un parametro di riferimento di questi dati macroeconomici, basta volgere lo sguardo indietro al 2018, quando questi cifre erano addirittura inferiori del 3,6%; l’anno scorso, inoltre, ha fatto registrare la variazione su 12 mesi più significativa dal 2010. Questa prima panoramica si riferisce a una parte dello studio Trends in world military expenditure, elaborato dallo Stockholm international peace research institute (Sipri) (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma) e messo in luce in una nota di ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che ha anche evidenziato come la spesa militare globale nel 2019 abbia rappresentato il 2,2% del Pil mondiale, equivalente a circa 249 dollari a persona. Quello che impressiona di questo rapporto è che la tendenza al riarmo non sia limitata a singole nazioni, ma a quasi tutto il pianeta. Va detto, però, che soli cinque Paesi hanno rappresentato il 62% della spesa globale, ovvero, in ordine decrescente di investimento, Stati Uniti, Cina, India, Russia e Arabia Saudita. A questo proposito, dal Sipri è stato specificato come sia la prima volta due stati asiatici si trovano nelle prime tre posizioni di questo ‘podio’ bellico.

Come accennato, però, i primi al mondo in questa classifica di guerra sono gli USA: la spesa militare degli Stati Uniti è cresciuta del 5,3% in un anno, per un totale di 732 miliardi di dollari nel 2019, che costituiscono il 38% di quella dell’intero pianeta. “La recente crescita del budget statunitense – ha spiegato Pieter D. Wezeman, ricercatore senior del Sipri – si basa in gran parte su un percepito ritorno alla concorrenza tra le grandi potenze”. Nel Sud America, però, le spese militari sono rimaste relativamente invariate, con il solo Brasile che occupa la metà del budget totale (+51%).
Cosa si cela, invece, dietro agli ingenti investimenti asiatici? Secondo lo studio la motivazione è da ricondurre alle tensioni e rivalità dell’India con il Pakistan e la Cina. Per quanto concerne la Russia, al quarto posto nella ‘classifica’, ha incrementato le sue spese militari nell’anno passato, raggiungendo quota +4,5%, per un totale di 65,1 miliardi di dollari. “Corrispondendo al 3,9% del suo Pil – ha sottolineato Alexandra Kuimova, ricercatrice del Sipri – l’onere di spesa della Russia per le forze armate è stato tra i più alti in Europa”.


Crediti immagine: Sipri.

Passiamo quindi all’Europa, dove le cifre sono sensibilmente inferiori, ma sempre in aumento. È la Germania lo stato che ha speso di più in ambito bellico: “La crescita della spesa tedesca – ha argomentato Diego Lopes da Silva, ricercatore Sipri – può in parte essere spiegata dalla percezione di una crescente minaccia dalla Russia, condivisa da molti Stati membri della Nato. Allo stesso tempo, tuttavia, le spese militari di Francia e Regno Unito sono rimaste relativamente stabili”. In Italia, invece, il bilancio militare ammonta a 26,8 miliardi di dollari, in aumento rispetto al 2018. Il una news de ‘Il Manifesto’, viene fornito un approfondimento sulla situazione della nostra penisola: “La spesa militare italiana – viene specificato nell’articolo – è aumentata di oltre il 6% rispetto al 2019 e ha superato i 26 miliardi di euro su base annua, equivalenti a una media di 72 milioni di euro al giorno. In base all’impegno preso nella Nato, essa dovrà continuare a crescere fino a raggiungere una media di circa 100 milioni di euro al giorno”. Non solo: gli USA hanno sollecitato gli alleati a stanziare altri 400 miliardi di dollari per accrescere la spesa militare della Nato. “L’Italia – viene aggiunto da ‘Il Manifesto’ – all’interno della Alleanza sotto comando USA, è agganciata a meccanismi automatici di spesa”.

Proseguiamo con l’Arabia Saudita (quinta potenza mondiale su questo fronte) che registra una spesa di 61,9 miliardi di dollari e concludiamo con l’Africa*, che presenta statistiche volatili. In quest’ultimo continente, infatti, i dati dipendono soprattutto dall’eventuale presenza di conflitti armati, in particolare nell’area dell’Africa subsahariana, che è solitamente tra le meno stabili sotto questo punto di vista. Il budget dei paesi africani impiegato nelle forze armate è cresciuto dell’1,5%, ma ogni Stato presenta statistiche differenti: “Nella regione del Sahel e del Lago Ciad – viene specificato nella ricerca – dove sono in corso numerosi conflitti, le spese belliche nel 2019 sono aumentate in Burkina Faso (22%), Camerun (1,4%) e Mali (3,6%), mentre sono diminuite in Ciad (–5,1%), Niger (–20%) e Nigeria (–8,2%)”.

Quello bellico è ormai un business in continua crescita, che non rallenta mai. Ma cosa accadrà quest’anno, a livello globale, a fronte della pandemia in atto? Come ormai noto, l’emergenza Covid-19 nella nostra penisola si è aggravata a causa dei continui tagli alla sanità degli anni precedenti. E non va dimenticato il nuovo programma militare spaziale della Nato che comporta spese militari con denaro pubblico. Forse, ora, dopo il Coronavirus, le sfere politiche nazionali prenderanno provvedimenti diversi rispetto al passato? L’emergenza Covid-19 ha avuto un impatto grave dal punto di vista sanitario ed economico: va da sé che le priorità, ora, dovrebbero essere altre.


Foto di Tarık Turan da Pixabay.
*Tra i paesi dell’Africa centrale coinvolti in conflitti armati, invece, le spese militari sono aumentate, in particolare nella Repubblica centrafricana (8,7%), la Repubblica democratica del Congo (16%) e l’Uganda (52%)”