I paesaggi di Annabella Torelli, quando i fiori incontrano il Terzo Paradiso
Vi proponiamo la storia di Annabella Torelli: una vita dedicata alla natura che l'ha portata a realizzare meravigliosi paesaggi naturali con orti-fioriti, ideati intrecciando i principi del movimento Slow Flowers Italy e del Terzo Paradiso. "I fiori - ha affermato ai nostri microfoni - sono il simbolo della rinascita”.

La protagonista della storia all’insegna dell’ambiente e della sostenibilità che segue è Annabella Torelli di Viterbo, che ha dedicato la sua arte e la sua passione ai fiori e alla natura, mentre la sua formazione deriva da un lavoro lungo anni come fiorista tradizionale “dove di slow e di ecosostenibile – ha esordito – c’è praticamente zero”, e dal suo lavoro come educatore professionale. L’esperienza di Annabella passa per la partecipazione, diversi anni fa, alla Condotta Slow Food di Viterbo. Poi, mentre lavorava alla creazione, coltivazione e cura il suo ortofiorito a Soriano nel Cimino (Vt), ha ‘incontrato’ i principi del movimento Slow Flower Italy e del Terzo Paradiso. “Il mio ortofiorito – come da lei chiamato – è composto da fiori bio ‘belli da vedere e buoni da mangiare’, ovvero fiori da taglio e fiori eduli”. Ripone, nello specifico, particolare attenzione ai fiori melliferi che sono quelli ‘visitati’ dalle api, dai bombi e da tutti gli altri insetti impollinatori. Annabella, inoltre, ha piantumato erbacee perenni e annuali, sia ibride sia selvatiche, che sono piante spontanee del suo territorio. L’obiettivo che si pone è quello “di integrare uno spazio rurale e naturale, cioè un residuo che occupa un rilievo accidentato, e un giardino artificiale”.

Per questo, da due anni si dedica alla progettazione e al planting design sul suo terreno, sito sulle coste del versante nord del Monte Cimino, e alla creazione di ‘un giardino sostenibile’ che diventerà poi il ‘suo’ Terzo Paradiso.
Si tratta di un paesaggio “formato da comunità climax – spiega – e da più ambienti di giardino: uno ‘domestico’ composto di erbacee perenni o annuali ed anche di erbe spontanee della Tuscia, di piante officinali ed aromatiche, di piante fitoterapiche e fitoalimurgiche; un altro comprendi gli spazi naturali del bosco, della gariga; un altro ancora che sarà un giardino d’inverno; infine l’uliveto, il frutteto ed il prato selvatico”.

Nasce così un paesaggio della diversità che racchiude tre diverse origini: “Quella delle comunità climax (primarie) – afferma -, quella del residuo, che deriva dall’abbandono di un’attività di allevamento e agricola, e quella della riserva. C’è anche un terzo paesaggio alle pendici dei Monti Cimini dove c’è posto per tutte le piante. Da quelle ibride a quelle endemiche a quelle ‘vagabonde,’ care – specifica – al paesaggista Gilles Clement”.
Annabella, sempre a partire dalla sua passione verso la natura, realizza anche installazioni sostenibili usando materiali di riciclo. Si definisce, in quest’ottica, un’ecofiorista per l’attenzione che rivolge all’ambiente e per il suo interesse verso i fiori, mettendo insieme la sua forma d’arte floreale e le sue competenze. Ciò che caratterizza il suo operato è il messaggio educativo, ambientale e sociale, che si muove su un’unica finalità: il rispetto e la tutela per l’ambiente, che ha portato Annabella Torelli ad associare la sua formazione e la sua passione in una forma di arte povera dove i fiori raccontano cose che vanno oltre alla bellezza.

 

Si denota quindi una sintonia dei principi etici ed estetici che la legano a Slow Flower Italy, un movimento che tutela i fiori a km0 e il rispetto per l’ambiente. “Ho il pollice verde, amo i fiori fin da bambina – ha rivelato – e da allora amo e osservo le erbe e le piante. Per dar forma al primo ortofiorito ho anche  sottratto piante dal bosco. Adesso molte delle erbacee che erano presenti lì sono state trapiantate per dare forma al mio terreno, che mi piace definire come un paesaggio o un paradiso, dove integro quello che c’è di naturale e selvatico con quello che è artificiale. Questo terreno è stato abbandonato per molti decenni ed è collocato in uno spazio che gode di un panorama incantevole e anche di un clima mediterraneo favorevole”. Un mosaico di fiori colorati che fanno incontrare l’estetica con l’etica legata alla coltivazione di cibo sano: i fiori sia spontanei sia coltivati sono infatti biologici ed alcuni di questi hanno eccellenti proprietà nutritive e sono anche commestibili.

Nell’ortofiorito ha fatto crescere anche bellezze naturali particolari, come l’Anchusa azurea, la Buglossoides purpurocaerulea detta ‘Erba perla’ ed il Myosotis noto come ‘Non ti Scordar di Me’, tutte appartenenti alla famiglia delle borragini, che si caratterizza per avere varietà di fiori con speciali petali celesti, azzurri e/o purpurei. A proposito di ricchezza cromatica, “nella gariga ho numerose piante di Cistus falviifolius, i cistus selvatici dai fiori bianchi, tra cui ne spicca solo un creticus detto ‘cisto rosso’, dal fiore con un insolito colore rosa”. Annabella si specchia in questi appezzamenti: “Mi rivedo nei miei terreni: sono impervi e selvatici come la sottoscritta”.

L’attenzione che Annabella rivolge alla natura si nota in ogni dettaglio: per innaffiare le piante utilizza soltanto l’acqua di una sorgente e come concime usa solo letame di animali fornito da parenti che hanno una fattoria in campagna. Annabella spiega quindi la ragione per cui si definisce ecofiorista: “Perché uso i fiori selvatici del territorio, che raccolgo nei campi, sulle rive del lago e nel bosco facendo foragging e nel mio ortofiorito per realizzare bouquet, composizioni e installazioni. I fiori sono la mia anima: non ho parole per descriverli adeguatamente con un solo aggettivo, per me sono la massima espressione con cui la natura ci regala la sua bellezza. Non c’è nulla di più meraviglio dell’attesa, della tenerezza che mi ispira un bocciolo pronto a schiudersi e lo stupore di vederlo poi sbocciato in tutta la sua maestranza”.

La sua abilità e passione per il giardinaggio e per le piante trovano spazio anche in ambito artistico. Annabella, come accennato, crea installazioni veicolando messaggi di sostenibilità ambientale rivolgendosi a un target di pubblico più ampio possibile. “Prendiamo come riferimento, ad esempio, un evento in un locale, che sia un concerto, una rappresentazione teatrale o una presentazione di libri. In queste occasioni ci sono clienti che consumano al bancone, poi si trovano a dover buttare lo scarto di ciò che hanno bevuto. Qui intervengo io, che invito a posizionare lo scarto di quanto consumato, come una bottiglia di vetro o di plastica, una lattina o un bicchiere di quel materiale, in una cassa portata da me che differenzia i vari rifiuti. Così sensibilizzo e informo le persone su un corretto smaltimento e le rendo parte della mia opera d’arte con il solo gesto di buttare lo scarto nella differenziata. Poi questa cassa di legno riciclata dove sono posti gli scarti di vetro, alluminio e plastica la decoro con i miei fiori, i rami e le foglie o le spiree e le bacche raccolte nel bosco o nei prati facendo foragging. Con le mie opere voglio mandare un messaggio: rispetta la natura e lei ti ripaga in bellezza”.

In tema artistico, ha trovato parallelismi e affinità con l’Arte povera di Michelangelo Pistoletto. “Ho scoperto nel dettaglio la pratica artistica del maestro – rivela – grazie alla canzone dei Subsonica ‘Terzo Paradiso’ e alla Venere degli stracci, che vidi per la prima volta al MAAM. Così approfondii l’arte di Pistoletto e mi ritrovai moltissimo nei significati sociali delle sue opere”. A questo proposito, ha voluto far suoi i principi del simbolo trinamico nei suoi campi: “Anche nei miei terreni – afferma – c’è il dualismo tra natura e artificio: da una parte accetto ciò che la natura mi dà esprimendo così l’identità e l’autenticità del luogo, ma dall’altra la mia mano cerca di aiutare personalmente a costruire qualcosa che sia l’espressione di quello che sento, in una creatività artificiosa che però non deturpa l’ambiente”.

Annabella, prosegue citando Dai diamanti non nasce niente, un libro di Serena Dandini , in cui l’autrice appassionata di giardinaggio narra storie di vita e di giardini. Ecco, Annabella con le sue piante e le sue installazioni dà forma anche alle parole di Faber da cui è ispirato il titolo del volume.
La sua passione è anche impressa sulla sua pelle: “Ho un fiore di loto tatuato a grandezza e forma naturale.
Per me – conclude – è molto importante perché rinasce dal suo stesso fango, un po’ come noi esseri umani che dobbiamo rialzarci dopo eventi brutti e ferite. I fiori, non a caso, per me sono il simbolo della rinascita”.