L’accoglienza che divide l’Italia
Domenico Lucano, il sindaco di Riace, è agli arresti domiciliari per un presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il primo cittadino del comune calabrese, dopo essere stato al centro delle cronache nazionali come simbolo dell'accoglienza, deve far fronte a questa accusa che ha messo in dubbio parte del suo operato. Sentiamo il dovere e il diritto di saperne di più.

Non spariscono le ombre attorno a uno dei più conosciuti condottieri italiani dell’accoglienza: parliamo di Mimmo Lucano (nella foto sotto a destra), da pochi giorni agli arresti domiciliari. Il sindaco di Riace è stato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di illecito affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti. La vicenda ha diviso l’Italia: da una parte c’è chi punta il dito contro il primo cittadino, dall’altra non mancano i sostenitori che ne difendono il pluridecennale operato. Il suo impegno sul fronte migranti, infatti, negli anni è diventato un modello (con un sistema d’accoglienza ad hoc che ha portato 450 tra rifugiati e immigrati a stabilirsi nella cittadina), al punto da ricevere prestigiosi riconoscimenti, come il Premio per la Pace Dresda nel 2017. Il sistema consolidato del sindaco, che prosegue da una decina d’anni, ha poi dovuto far fronte all’inchiesta aperta dalla procura di Locri.
Ha suscitato grande stupore che uno dei paladini della rinascita sia al centro di una bufera simile, anche se è il suo modus operandi che avrebbe portato alle accuse e al conseguente arresto.

Di recente, inoltre, si sono tenute iniziative di protesta, dove migliaia di persone hanno manifestato per ottenere (o quantomeno, innestare una sensibilizzazione sociale sulla vicenda) la scarcerazione del sindaco reggino. Nello specifico, proprio nel comune calabrese è andata in scena l’iniziativa, intitolata “Riace non si arresta”: un corteo multi-etnico di circa 5mila persone che ha visto partecipanti da tutta Italia.

Proprio nell’ambito dell’appuntamento di protesta, Lucano ha rivelato, in una lettera rivolta ai manifestanti, di non essere pentito: “Se siamo uniti e restiamo umani – si legge in un estratto del testo – potremmo accarezzare il sogno dell’utopia sociale. Vi auguro di potere avere il coraggio di essere soli, e l’ardimento di stare insieme sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogniqualvolta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza. Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie di essere così ostinati da continuare a credere contro ogni evidenza che vale la pena di essere uomini e donne, di continuare a camminare per i cammini nel vento, nonostante le cadute, nonostante i tradimenti, le sconfitte, perché la storia continua anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci”.

Il gip, dopo aver disposto gli arresti domiciliari, ha sottolineato come non ci sia stato alcun arricchimento personale da parte di Lucano (o delle associazioni che operano in quel contesto e gestiscono le questioni dei migranti), ma ha inquadrato il primo cittadino come una persona che “vive oltre le regole”.
C’hanno insegnato – cantava Fabrizio De André nel brano ‘Nella mia ora di libertà’ –  la meraviglia/ verso la gente che ruba il pane/ ora sappiamo che è un delitto/ il non rubare quando si ha fame”. L’operato di Lucano è andato oltre le regole? Se sì, è stato per una buona causa? L’ultima parola, naturalmente, spetta alla giustizia italiana, che, per ora, ha trovato il suo colpevole.


Per approfondimenti e per orientarsi e sui fatti, segnaliamo il film “Lontani Vicini”, realizzato nel 2009 dall’Ecomuseo Valle Elvo e Serra e da VideoAstolfoSullaLuna, con il contributo della Città di Biella e il patrocinio della Provincia di Biella. È possibile visionarlo cliccando qui.

Crediti fotografici:
Foto di copertina di Italia Che Cambia
Foto in alto a destra di Wikipedia (autore Carlo Troiano)
Foto in basso a sinistra di Wikipedia (autore “Marcuscalabresus”)