Problemi ad orientarsi? In realtà c’è un GPS nascosto nel nostro cervello
Alcuni scienziati hanno scoperto la presenza di un ‘GPS’ biologico all’interno del sistema nervoso, che permette agli esseri viventi di orientarsi o coordinarsi nello spazio circostante in maniera autonoma. Andiamo a scoprire l’origine di questa scoperta ed i suoi sviluppi.

Quante volte è capitato di accendere il navigatore per essere certi di non sbagliare direzione? È successo a tutti, almeno una volta, di fare affidamento alla tecnologia per evitare di perdersi e ritrovare la strada giusta. Oltre al navigatore, però, c’è un altro elemento che ci permette di orientarci e riconoscere l’ambiente circostante: il cervello.
Questo nostro organo vitale, infatti, non solo ci consente di memorizzare eventi, sviluppare pensieri, provare emozioni o elaborare discorsi, ma possiede anche un insieme di cellule specifiche che aiutano a riconoscere lo spazio in cui ci si trova e la sua profondità.

Il funzionamento di questo meccanismo è un argomento che ha incuriosito diversi scienziati che hanno recuperato dati e sviluppato ipotesi diverse.
Negli anni Settanta, ad esempio, alcuni studiosi hanno rilevato la presenza di alcune cellule celebrali dipendenti dell’ippocampo, che percepiscono la direzione del corpo nel momento in cui si compie uno spostamento.
Questi risultati sono stati tratti da un esperimento svolto con le cavie da laboratorio. Sistemando dei topi all’interno di una scatola suddivisa in diverse stanze, si nota come determinate cellule si attivino nel momento in cui l’animale cambia camera o si sposta.
Questo procedimento permette al sistema celebrale di riconoscere una modifica della posizione del soggetto e, contemporaneamente, dell’ambiente circostante.
Le cellule, inoltre, non ‘accendendosi’ tutte insieme, dimostrano che il processo è selettivo e presenta due tipologie cellulari diverse: le ‘place cell’, ossia quelle che lavorano e rilasciano dati durante lo spostamento, e le cellule silenti, cioè quelle inattive nel momento preso in esame.

Nel 2014, però, ci sono stati nuovi sviluppi. Gli scienziati e coniugi Moser e lo psicologo John O’Keefe hanno rilevato la presenza di un’area del cervello denominata ‘corteccia entorinale’, riconosciuta come il ‘GPS biologico’. Le sue cellule rilasciano coordinate specifiche per spostarsi in un determinato spazio (tale scoperta ha permesso a loro di vincere il Premio Nobel della Medicina 2014).
Quest’ultima aiuta i soggetti a muoversi senza problemi in quanto le cellule, nominate ‘grid cell’, connettendosi con quelle di posizione dell’ippocampo, riescono a riconoscere la direzione della testa del soggetto e la profondità dello spazio che lo circonda garantendogli un movimento fluido ed autonomo.
Le ‘grid cell’, inoltre, come le ‘place cell’, riescono anche ad immagazzinare le informazioni ricavate da ogni spostamento, permettendo al soggetto di riconoscere un luogo già ‘visitato’ e sapersi orientare in esso.
Un fattore biologico che garantisce a tutti gli esseri viventi di avere ‘un senso dell’orientamento’ e una coordinazione per potersi spostare liberamente ed in maniera efficace.

 

Didascalia foto di copertina: immagine di repertorio.