Sabato primo marzo Fabio Porta condurrà un corso di potatura con Accademia Verde, la declinazione divulgativa di Let Eat Bi. Il corso verrà ospitato dall’azienda agricola il Chioso, un progetto di permacultura e agricoltura rigenerativa sito in Vigliano Biellese che ha recentemente lanciato una campagna di crowdfunding per un progetto di frutteto pascolo. In un ambiente accogliente e informale i partecipanti passeranno insieme una giornata in compagnia di Fabio Porta, agronomo forestale ed esperto in tecniche di agricoltura naturali.
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Fabio Porta.
Quando si parla di potatura e piante da frutto, una delle domande che viene spesso posta è “perché non riesco più ad avere delle piante come quelle che aveva mio nonno, che con poche cure producevano molti frutti e vivevano cent’anni?”. La risposta, per quanto banale, è “non ci sono più le piante di una volta”. Le variazioni climatiche e l’arrivo di nuovi parassiti complicano ulteriormente questo contesto di perdita di produttività, qualità e biodiversità delle piante da frutto. Un’altra questione che alcuni si pongono è anche “ma siamo sicuri che le piante si debbano potare? In natura nessuno le pota”.
“L’esasperazione dei profitti ha portato sempre di più, anche in agricoltura, all’impiego di tecniche produttive lontane dal rispetto dei cicli naturali e degli stessi esseri viventi, siano questi piante o animali”, nota Fabio Porta che da anni si occupa di consulenze e divulgazione, collabora a progetti dedicati al verde terapeutico e lavora con le scuole su temi agro-ambientali.
Durante il corso si potranno apprendere le basi della potatura delle piante da frutto per il frutteto famigliare e, grazie alla collaborazione con il Chioso, si avrà la possibilità di esplorare i principi fondamentali dell’agricoltura rigenerativa, inclusa la pratica del frutteto pascolo. Alla domanda “perché imparare a potare nel 2025?”, Porta risponde enfatizzando l’importanza del reimparare tecniche che lavorano con la natura e non contro di essa: questo sembra essere il primo passo da compiere verso un futuro in cui la salute individuale non prescinda da quella della terra e degli esseri viventi da cui dipendiamo. “Prendersi cura di un frutteto famigliare è un modo per conoscere e interagire con l’affascinante mondo delle piante e riappropriarci delle competenze necessarie per coltivare in modo sostenibile e nel contempo ottenere frutti sani, che sempre più spesso provengono purtroppo da sistemi produttivi industriali”, sostiene.
Le persone che parteciperanno saranno invitate a fermarsi durante la pausa pranzo per un momento di convivialità dove ognuno potrà portare qualcosa da mangiare. Meteo permettendo, si potrà godere di un pranzo all’aperto nella cornice della stupenda cupola di salici vivi presso l’azienda stessa, progetto nato per volontà della condotta Slow Food di Biella come luogo di incontro e condivisione di saperi.