Le parole plasmano il mondo. Possono costruire ponti o scavare voragini, avvicinare o ferire, generare empatia o alimentare conflitti. Ed è proprio sulla forza trasformativa del linguaggio che si fonda il progetto avviato alla Scuola Secondaria Giovan Battista Scalabrini di Fino Mornasco, in provincia di Como. Qui, il simbolo del Terzo Paradiso è diventato spazio di riflessione, portando gli studenti a interrogarsi su un tema urgente: il bullismo e il cyberbullismo.
Viviamo immersi nelle parole, spesso senza coglierne il peso. Eppure, nel mondo digitale, una parola può diventare un’eco che rimbalza senza controllo, moltiplicandosi all’infinito. Per questo è nato, nell’ambito del percorso di educazione civica attuato dall’Istituto di Fino Mornasco, un laboratorio che si è posto come percorso di consapevolezza che ha aiutato i ragazzi a comprendere il valore e le conseguenze di ciò che si scrive e si dice. Maddalena Zullo, ambasciatrice del Terzo Paradiso, professoressa di lettere e referente del progetto, ha spiegato come le classi prime abbiano “lavorato proprio sul potere delle parole, esplorando i sinonimi e i contrari del bullismo e creando un dizionario di termini empatici”. Dunque, non un semplice esercizio linguistico, ma una presa di coscienza comune. La docente ha spiegato che, quando è diventata ambasciatrice, ha immaginato di poter dare il suo contributo proprio partendo dalla scuola: “Nell’istituto dedichiamo momenti di riflessione, soprattutto nell’ambito dell’educazione civica, ma volevo qualcosa di più: un segno tangibile, un atto creativo condiviso”.
Le parole scelte dai ragazzi hanno trovato espressione concreta in un’installazione collettiva, un Terzo Paradiso costruito con il pensiero, le mani e gli oggetti. Ogni cerchio del simbolo trinamico ha accolto una riflessione diversa. Il primo, laterale, elaborato dalle classi prime, ha ospitato cartoncini con parole che incarnano il rispetto e l’empatia: un vocabolario della gentilezza, antidoto alla violenza verbale. L’altro, opposto al precedente, ha raccolto le riflessioni delle classi seconde sulla comunicazione nei social media: parole che possono ferire senza lasciare cicatrici visibili, eppure profondissime. Il cerchio centrale – il punto d’incontro, la sintesi, la trasformazione – è stato affidato alle classi terze, che hanno creato versi poetici sul rispetto e la convivenza, trasformandoli in canzoni grazie all’intelligenza artificiale. “Un uso consapevole della tecnologia, che supera la dicotomia tra naturale e artificiale, trasformando l’AI in un mezzo per amplificare la creatività”, sottolinea Zullo.
Ma il Terzo Paradiso non è rimasto solo un simbolo concettuale: si è fatto azione, gesto, presenza fisica. Gli studenti lo hanno costruito con le proprie scarpe, ognuno posizionando il proprio paio fino a comporre la forma trinamica. “Mi è venuta l’idea delle scarpe come oggetto, proprio per il concetto del mettersi nei panni degli altri, per combattere ogni forma di prevaricazione”, spiega l’insegnante. Un gesto semplice e potente, capace di trasformare il concetto di empatia in un atto concreto. Il percorso ha trovato il suo culmine il 28 febbraio 2025, in prossimità della Giornata Mondiale contro il Bullismo e il Cyberbullismo che ricorre il 7 febbraio. Quel giorno, l’installazione si è trasformata in una performance collettiva, un atto di presa di coscienza condivisa. Non un semplice gesto simbolico, ma un’opera di educazione civica nel senso più profondo del termine: ‘educare’ come dialogo, come scambio, come crescita reciproca; ‘civico’ come impegno verso la comunità, verso l’altro. “A svolgere l’attività di riflessione sull’artista e sul Terzo Paradiso sono stati gli insegnanti di arte e altri docenti, come me, che hanno voluto dedicare tempo a questo progetto”, racconta Zullo. “La nostra dirigente, Raffaella Piatti, professoressa di arte, ha accolto con entusiasmo l’iniziativa e ci ha dato completa disponibilità”.
L’operazione compiuta dagli alunni non è stata solo artistica o educativa: è stata particolarmente filosofica e filologica. Michelangelo Pistoletto, con il suo Terzo Paradiso, ha insegnato che il superamento degli opposti genera un significato nuovo. Unione-divisione, incontro-scontro, piacere-sofferenza: ogni dualità, se accolta e compresa, può dare vita a un terzo elemento, inedito e rivoluzionario. “Il simbolo ci ha aiutati a lavorare proprio sui concetti, sulle parole”, afferma Zullo. “Sono stata a Cittadellarte e ho visto come Pistoletto ha inventato termini nuovi per esprimere idee che ancora non esistevano. Ecco, anche noi abbiamo bisogno di parole nuove, di nuovi modi per costruire relazioni”. Il Terzo Paradiso, allora, diventa una grammatica dell’incontro, uno spazio in cui il linguaggio si piega e si reinventa per generare significati mai esplorati.
Ma il vero successo è stato la reazione degli studenti: “La sorpresa è stata che i ragazzi hanno immediatamente compreso la poetica di Pistoletto e del Terzo Paradiso. E quello che amo di loro è che, una volta messi di fronte a una nuova consapevolezza, non possono più ignorarla. Ora sanno di avere una scelta, di avere un’alternativa”, conclude Zullo. In un’epoca in cui il linguaggio corre veloce, spesso privo di responsabilità, il progetto della Scuola Scalabrini ha mostrato che esiste un modo diverso di parlare, di comunicare, di stare insieme. Un modo che passa dalla consapevolezza, dalla creatività, dal rispetto. Un modo che, proprio come il Terzo Paradiso, nasce dall’incontro e dalla trasformazione.